bioarchitettura
 
 
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mail to llllllllllllllllllgiuseppetreppiedi@hotmail.com
 
 

Il mio intervento vuole essere una veloce panoramica sugli aspetti coinvolti nel progetto sostenibile perché il panorama che lo caratterizza è diventato sempre più articolato e complesso. Complessità dovuta a fattori interni al progetto ma anche e soprattutto a fattori legati alla sua individuazione, caratterizzazione e valutazione sia prestazionali che legislativa.

Vorrei fornire delle suggestioni, degli stimoli evitando di fornire soluzioni o quadri rigidamente coerenti di una disciplina che è articolazione e stratificazione di saperi e conoscenze.

La preoccupazione è che la continua richiesta prestazionali ponga in secondo piano se non addirittura faccia dimenticare o negare il fatto sostanziale del costruire cioè il costruire luoghi, spazi simbolici.
Bisogna includere tra le richieste prestazionali anche quelle formali-simboliche, che necessitano di un loro percorso metodologico di definizione, non riconducibile ad aspetti numerico-quantitativi, ma sono articolati in un discorso sui luoghi e gli spazi che richiedono attenzione e sensibilità che devono essere coltivate.
Il problema però, è capire se questi aspetti sono valutabili e in quale modo dando luogo ad un ragionamento sulla qualità del costruire, dell’architettura.

Come evidente, la funzione espletata da un impianto di climatizzazione consiste, ovviamente, nel climatizzare un ambiente confinato. L’approccio moderno per conseguire una più efficiente utilizzazione di possibili contributi esterni (es. solari) ed interni non può fare a meno di considerare gli impianti parte integrante dell’edificio e non un complemento da aggiungersi a posteriori. Inoltre si rileva che al progettista vengono contemporaneamente poste richieste di comfort sempre crescenti.
Oltre al comfort termoigrometrico tradizionalmente considerato, oggi assumono crescente importanza aspetti del comfort legati alle sensazioni sonore e luminose, all’igrometria e alla qualità dell’aria. L’edificio dovrà pertanto, nella sua collocazione, forma, funzioni e uso dei materiali, tendere a realizzare un sistema tecnologico “energy saving” che assicuri un comfort interno il più completo possibile.
L’iter progettuale che invece viene normalmente seguito è diverso:
? il progettista: sceglie e definisce gli spazi e gli aspetti formali dei materiali;
? l’impiantista: interviene “a posteriori” per realizzare un sistema impiantistico che meglio si adatti alle scelte del progettista e che sia in grado di controllare le condizioni climatiche interne.
Di qui la necessità di un approccio più equilibrato ed articolato, caratterizzato da una maggiore attenzione, già in sede di progettazione architettonica, verso tutte quelle misure di controllo degli scambi energetici tese a ridurre :
- sprechi ingiustificati di energia primaria;
- processi di omologazione dei modelli architettonici che spesso travolgono il patrimonio di conoscenza elaborato (spesso localmente) nel corso dei secoli.
L’approccio bioclimatico (più o meno spinto) prevede quindi un’attenzione verso tutto ciò che consente di usufruire almeno in parte delle “forze della natura” per realizzare edifici che, in relazione alle condizioni climatiche esterne, siano in grado di ridurre gli stress climatici esterni ed utilizzare le risorse naturali utili al raggiungimento delle condizioni di comfort. Presupposto di questo approccio è una più approfondita conoscenza del regime climatico locale ove sarà costruito l’edificio per sfruttare potenziali apporti energetici gratuiti e per sia per dimensionare in modo conseguente gli impianti.
Si precisa che il dimensionamento di un impianto di climatizzazione dipende da:
- condizioni climatiche esterne (te, ie, radiazione solare, velocità del vento, ecc.);
- struttura dell’edificio: caratteristiche fisiche e dimensionali delle strutture (soprattutto d’involucro);
- forma ed orientazione;
- funzione svolta dall’edificio.

Ragionando per aforismi per non dilungarmi in ragionamenti mi interessava sintetizzare un ragionamento che evidenziasse l’articolazione e complessità del progetto di architettura.
L’uomo costruisce per abitare la terra.
L’uomo nell’abitare la terra ha compiuto un percorso che va dalla caverna, alla capanna fino al grattacielo.
L’uomo abita oggi la terra con il proprio bagaglio storico e culturale di forme, di tecniche e di materiali.
L’abitare dell’uomo sulla terra, è possibile solamente se è in grado di costruire dei luoghi dove riconoscerci e a cui appartenere.
La costruzione, cioè l’abitazione dell’uomo, è differente dalla semplice aggregazione di singoli componenti tecnici ed impiantistici per rispondere ai requisiti prestazionali.
Oggi il costruire è un fatto complesso che deve integrare, nell’unitarietà dell’edificio, la stratificazione storica di forme e tecniche, le nuove richieste prestazionali legate al benessere e al comfort, all’uso razionale delle risorse e alla salvaguardia dell’ambiente, cosi come l’esigenze funzionali, tecnologiche, morfologico e formali-simboliche.
La misura della sostenibilità del costruire non è espressa solamente, da un’astratta ottimizzazione del consumo delle risorse energetiche e riduzione del degrado dell’ambiente naturale, ma anche da una valutazione dei suoi effetti sulla qualità dell’ambiente antropico e sulla struttura dei suoi processi insediativi.
La valutazione del livello di sostenibilità di un edificio non è espressa solamente dai parametri di consumo di energia, piuttosto che dal livello di benessere termoigrometrico, perché l’abitare necessità anche di qualità funzionali, tecnologiche, morfologiche e formali-simboliche.
La sostenibilità, va intesa non solamente in relazione alle risorse energetiche ed all’ambiente naturale, ma anche alle strutture antropiche del territorio ed ai loro caratteri insediativi, cioè al modo di abitare dell’uomo la terra.
L’architettura è il gioco sapiente corretto, magnifico dei volumi sotto la luce. […]
Non ha il solo significato e il solo compito di rispecchiare la costruzione e di assolvere una funzione, se come funzione si intende quella dell’utilità pura e semplice, del comfort e dell’eleganza pratica. L’architettura è arte nel senso più elevato, è ordine matematico, è teoria pura, armonia compiuta grazie all’esatta proporzione di tutti i rapporti: questa è la “funzione” dell’architettura. […]
Le Corbusier, da Vers une Architecture, Paris 1923, trad. It. Laterza, Bari 1965.
L’uomo ha costruito il proprio ambiente seguendo bisogni e desideri che si sono tradotti in edifici ed abitazioni secondo un’intenzionalità estetica.
“I primi uomini nel costruirsi delle abitazioni, realizzarono un ambiente favorevole alla vita, nel costruirsi un clima artificiale costruirono secondo una intenzionalità estetica. Essi iniziarono l’architettura a un tempo con le prime tracce della città; l’architettura è cosi connaturata al formarsi della civiltà ed è un fatto permanente, universale e necessario. I suoi caratteri sono la creazione di un ambiente propizio alla vita e l’intenzionalità estetica.
Aldo Rossi, Architettura per i musei, in “Teoria della progettazione architettonica” Dedalo Bari 1968


 

 

 

 
 
 
 
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