Il mio intervento vuole essere
una veloce panoramica sugli aspetti coinvolti nel progetto
sostenibile perché il panorama che lo caratterizza
è diventato sempre più articolato e complesso.
Complessità dovuta a fattori interni al progetto ma
anche e soprattutto a fattori legati alla sua individuazione,
caratterizzazione e valutazione sia prestazionali che legislativa.
Vorrei fornire delle suggestioni, degli stimoli evitando
di fornire soluzioni o quadri rigidamente coerenti di una
disciplina che è articolazione e stratificazione di
saperi e conoscenze.
La preoccupazione è che la continua richiesta prestazionali
ponga in secondo piano se non addirittura faccia dimenticare
o negare il fatto sostanziale del costruire cioè il
costruire luoghi, spazi simbolici.
Bisogna includere tra le richieste prestazionali anche quelle
formali-simboliche, che necessitano di un loro percorso metodologico
di definizione, non riconducibile ad aspetti numerico-quantitativi,
ma sono articolati in un discorso sui luoghi e gli spazi che
richiedono attenzione e sensibilità che devono essere
coltivate.
Il problema però, è capire se questi aspetti
sono valutabili e in quale modo dando luogo ad un ragionamento
sulla qualità del costruire, dell’architettura.
Come evidente, la funzione espletata da un impianto di climatizzazione
consiste, ovviamente, nel climatizzare un ambiente confinato.
L’approccio moderno per conseguire una più efficiente
utilizzazione di possibili contributi esterni (es. solari)
ed interni non può fare a meno di considerare gli impianti
parte integrante dell’edificio e non un complemento
da aggiungersi a posteriori. Inoltre si rileva che al progettista
vengono contemporaneamente poste richieste di comfort sempre
crescenti.
Oltre al comfort termoigrometrico tradizionalmente considerato,
oggi assumono crescente importanza aspetti del comfort legati
alle sensazioni sonore e luminose, all’igrometria e
alla qualità dell’aria. L’edificio dovrà
pertanto, nella sua collocazione, forma, funzioni e uso dei
materiali, tendere a realizzare un sistema tecnologico “energy
saving” che assicuri un comfort interno il più
completo possibile.
L’iter progettuale che invece viene normalmente seguito
è diverso:
? il progettista: sceglie e definisce gli spazi e gli aspetti
formali dei materiali;
? l’impiantista: interviene “a posteriori”
per realizzare un sistema impiantistico che meglio si adatti
alle scelte del progettista e che sia in grado di controllare
le condizioni climatiche interne.
Di qui la necessità di un approccio più equilibrato
ed articolato, caratterizzato da una maggiore attenzione,
già in sede di progettazione architettonica, verso
tutte quelle misure di controllo degli scambi energetici tese
a ridurre :
- sprechi ingiustificati di energia primaria;
- processi di omologazione dei modelli architettonici che
spesso travolgono il patrimonio di conoscenza elaborato (spesso
localmente) nel corso dei secoli.
L’approccio bioclimatico (più o meno spinto)
prevede quindi un’attenzione verso tutto ciò
che consente di usufruire almeno in parte delle “forze
della natura” per realizzare edifici che, in relazione
alle condizioni climatiche esterne, siano in grado di ridurre
gli stress climatici esterni ed utilizzare le risorse naturali
utili al raggiungimento delle condizioni di comfort. Presupposto
di questo approccio è una più approfondita conoscenza
del regime climatico locale ove sarà costruito l’edificio
per sfruttare potenziali apporti energetici gratuiti e per
sia per dimensionare in modo conseguente gli impianti.
Si precisa che il dimensionamento di un impianto di climatizzazione
dipende da:
- condizioni climatiche esterne (te, ie, radiazione solare,
velocità del vento, ecc.);
- struttura dell’edificio: caratteristiche fisiche e
dimensionali delle strutture (soprattutto d’involucro);
- forma ed orientazione;
- funzione svolta dall’edificio.
Ragionando per aforismi per non dilungarmi in ragionamenti
mi interessava sintetizzare un ragionamento che evidenziasse
l’articolazione e complessità del progetto di
architettura.
L’uomo costruisce per abitare la terra.
L’uomo nell’abitare la terra ha compiuto un percorso
che va dalla caverna, alla capanna fino al grattacielo.
L’uomo abita oggi la terra con il proprio bagaglio storico
e culturale di forme, di tecniche e di materiali.
L’abitare dell’uomo sulla terra, è possibile
solamente se è in grado di costruire dei luoghi dove
riconoscerci e a cui appartenere.
La costruzione, cioè l’abitazione dell’uomo,
è differente dalla semplice aggregazione di singoli
componenti tecnici ed impiantistici per rispondere ai requisiti
prestazionali.
Oggi il costruire è un fatto complesso che deve integrare,
nell’unitarietà dell’edificio, la stratificazione
storica di forme e tecniche, le nuove richieste prestazionali
legate al benessere e al comfort, all’uso razionale
delle risorse e alla salvaguardia dell’ambiente, cosi
come l’esigenze funzionali, tecnologiche, morfologico
e formali-simboliche.
La misura della sostenibilità del costruire non è
espressa solamente, da un’astratta ottimizzazione del
consumo delle risorse energetiche e riduzione del degrado
dell’ambiente naturale, ma anche da una valutazione
dei suoi effetti sulla qualità dell’ambiente
antropico e sulla struttura dei suoi processi insediativi.
La valutazione del livello di sostenibilità di un edificio
non è espressa solamente dai parametri di consumo di
energia, piuttosto che dal livello di benessere termoigrometrico,
perché l’abitare necessità anche di qualità
funzionali, tecnologiche, morfologiche e formali-simboliche.
La sostenibilità, va intesa non solamente in relazione
alle risorse energetiche ed all’ambiente naturale, ma
anche alle strutture antropiche del territorio ed ai loro
caratteri insediativi, cioè al modo di abitare dell’uomo
la terra.
L’architettura è il gioco sapiente corretto,
magnifico dei volumi sotto la luce. […]
Non ha il solo significato e il solo compito di rispecchiare
la costruzione e di assolvere una funzione, se come funzione
si intende quella dell’utilità pura e semplice,
del comfort e dell’eleganza pratica. L’architettura
è arte nel senso più elevato, è ordine
matematico, è teoria pura, armonia compiuta grazie
all’esatta proporzione di tutti i rapporti: questa è
la “funzione” dell’architettura. […]
Le Corbusier, da Vers une Architecture, Paris 1923, trad.
It. Laterza, Bari 1965.
L’uomo ha costruito il proprio ambiente seguendo bisogni
e desideri che si sono tradotti in edifici ed abitazioni secondo
un’intenzionalità estetica.
“I primi uomini nel costruirsi delle abitazioni, realizzarono
un ambiente favorevole alla vita, nel costruirsi un clima
artificiale costruirono secondo una intenzionalità
estetica. Essi iniziarono l’architettura a un tempo
con le prime tracce della città; l’architettura
è cosi connaturata al formarsi della civiltà
ed è un fatto permanente, universale e necessario.
I suoi caratteri sono la creazione di un ambiente propizio
alla vita e l’intenzionalità estetica.
Aldo Rossi, Architettura per i musei, in “Teoria della
progettazione architettonica” Dedalo Bari 1968
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